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IN VENA SCORRE
La vampa delle impressioni-MARLENE KUNTZ
Be quiet and drive-RADIOHEAD
Disorder-JOY DIVISION
Some candy talking-THE JESUS AND MARY CHAIN
Fedeli alla linea-CCCP

LEGGO RILEGGO
Norwegian wood-MURAKAMI
Disintegration, una favola dark-APTER
Le parole e le cose-FOUCAULT



No, non sono dove mi cercate, ma qui da dove vi guardo ridendo- Ma voi pensate davvero che io ci metterei tanta fatica e tanto piacere a scrivere, credete che mi ci sarei buttato ostinatamente a testa bassa, se non preparassi- con mano un po’ febbrile- il labirinto in cui avventurarmi, in cui spostare il mio discorso, aprirgli dei cunicoli, sotterrarlo lontano da lui stesso, trovargli degli strapiombi che riassumano e deformino il suo percorso, in modo da per dermici e comparire finalmente davanti a occhi che non dovrò più incontrare? Più d’uno, come faccio senz’altro io, scrive per non avere più volto. Non domandatemi chi sono e non chiedetemi di restare lo stesso: è una morale da stato civile; regna sui nostri documenti. Ci lasci almeno liberi quando si tratta da scrivere. FOUCAULT

[la mia testa è rimasta incastrata nell'urlo soffocato di un no future]



«ICE AGE COMING»

Un viaggio di molti bagliori e falene assai fuori nel loro daffare
(ho qualche pretesa di giustificare le incomode tentazioni)



Should all the stars shine in the sky
They couldn't outshine your sparkling eyes
But it's so hard to be the one
To touch and tease and to do it all for fun
But it's too much for a young heart to take
Cause hearts are the easiest things you could break




[E comunque sia tu nei sensi e nell’immagine puoi convincermi, 
 tutto in fondo è così semplice ed inutile]



Crack of dawn, Cindy’s moving on…
Knife to my head when she talks so sweetly,
knife in my head when I think of Cindy,
knife in my head is the taste of Cindy

I’m on my own time with everyone, I have very bad posture.
Sit and drink Pennyroyal tea.
Distill the life that’s inside of me

 

 
9 febbraio 2007

available now on www.radio30metri.com

Spiace comunicare che i PollyEster saranno impegnati in un tour interplanetario a tempo indeterminato.
Perciò non ci si vedrà per un po’, ecco. Un po’ quanto la durata del prossimo pezzo, comprensiva di intro, code e refrain (non necessariamente in quest’ordine).

 
RACHE/RACHEN/RACHEL, PollyEster

Se hanno aumentato il prezzo, cara,
è per la tentazione del tuo sguardo molle
sulla mia vetrina
e le mani strette in pugno
a battere un petto immaginario.
Il mio sorriso-caramella al di là del vetro
fissa il vuoto
e lo rende tangibile
perché ti schiacci.
Così capisci come sei.
La perfezione è una e ha occhi che mi scopano.
Proprio quella che ti manca.

© 2007 Doctor Avalanche s.r.l. - All rights reserved
 

Vi adoro tutti quanti. Anzi, no.
“NOI odiamo VOI più di quanto VOI odiate NOI”
La dovevo, questa citazione. I Sex Pistols in chiusura sono un meraviglioso clichè.






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13 gennaio 2007

sono così maledettamente veri-è come se davvero esistessero ancora-ed esistono (ferlinghetti non a caso)

Crisi di nervi magari no, ma l’eco di un valium nel corridoio trasformatosi all’occasione in corsia ospedaliera, quello l’ho sentito.
L’ansia cresceva silenziosa, nutrita dagli specchi dell’immaginazione che così bene riflettono i pensieri in scene terribili. Incisioni mostruose, disgrazie, figli da concepire per perpetuare il ricordo. La mente disegna i contorni della rovina.

È tutto un allenamento al morire. Eppure non dormivo, lo giuro. Era uno struggermi così reale, da cercare i lividi sulle guance, le quasi-orme del viaggio iniziatico. Sicuro è che…
Un sospiro occasionale tradisce il tentativo di immobilità, immobilità assoluta e silenziosa.
Ma lo stesso misero tentativo di calibrare le agitazioni si schianta contro il computer, impegnato nell’assidua riproduzione di brani che, più che “selezione casuale”, hanno il sapore di “selezione aL-cidio”.
I versi si appiccicano alle guance. Sembra manchino degli strumenti in questo o quel pezzo, sembra manchi la voce, quando in coda non sento più l’avvertimento solito. “Ascolta. Non c’entra niente con la canzone, il motivetto in sottofondo. È questo che la rende perfetta. E l’eco, lo senti? Non è lui a cantare. C’è uno strumento apposta, collegato al microfono. Lo usa Jonny”.
Tendo l’orecchio. Un vuoto dalle casse. La puntina del fonografo mi incide la testa, gli occhi, le mani.
Una giostra della disperazione e il vestito della festa impigliato nella criniera del cavallo glam rock. Una voce lontana, svogliata, dalla biglietteria…altro giro, altro regalo.

 
Io un regalo in mente ce l’avrei. Chi indovina?
Conto fino a mille. Se viaggi forte ci sei.
(non-più-timido omaggio al Ci stai?  di un anno fa circa)




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7 gennaio 2007

have you ever been in the house of my dj feat some candy talking

A taste of something warm and sweet that shivers your bones and rises to your heart
A taste of something warm and sweet that shivers your bones and rises to your heart
A taste of something warm and sweet that shivers your bones and rises to your heart
A taste of something warm and sweet that shivers your bones and rises to your heart


Questo, e l’odore delle candeline quando le si spegne.
Non che mi piaccia compiere gli anni.
Ma è il mio odore preferito.




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22 dicembre 2006

psychopsychopsychocandy

 

Con un semplice gesto tum! il barattolo cade a terra
È una soddisfazione impensabile,
con la vernice che già cola
così rossa da baciarla e andarmene in giro con le labbra tinte.
Sorrido immobile
mentre la assorbo con gli occhi
-la assorbo meglio del tappeto
che soffoca.
Sorrido da far male.
Sorrido,


e penso che è proprio un piacere strano la distruzione.


Penso che è ancora meglio baciarlo
e andarmene in giro con le labbra tinte.
Penso che lo farò.
Presto.
Datemi qualche ora.
Datemene almeno 109.




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15 dicembre 2006

sbam. tch-tch. ghiaccio nei vetri

“Quanto manca? Quando arriviamo? Ci siamo quasi papà?”
“No”
“E ora? Ora ci siamo?”
“No, ancora no”
“Ma quanto ci vuole allora?”
“Dormi, e vedrai che quando ti svegli siamo arrivati”
 
E succedeva davvero così.
Il tempo di quando ero piccola era molto più bello, misterioso. Il tempo del sonno. Il tempo della macchina in autostrada, che è una strada grossa e ci son tante luci e si va forte. Mio papà va fortissimo, ma ai caselli che sono delle porte un po’ come segrete si ferma, deve fermarsi. Gliel’ho chiesto che succede se rompe la sbarra ma ha detto che è meglio non farlo sennò poi…e il sennò poi ogni volta è diverso, o diventiamo banditi-sfascia-caselli e dobbiamo scappare per sempre oppure ci costringono a pagare oppure peggio ci arrestano. Più avanti gli occhi rimangono incollati a quell’autogrill così promettente, con il parco giochi -ma che te ne fai se è pieno di neve. Appunto. Un parco giochi pieno di neve nel parcheggio dell’autogrill dalle parti del basso Piemonte, una volta c’era un camionista sull’altalena ma poi è sceso per farmi salire. Niente, non ci fermiamo. Mamma da davanti passa i Plasmon, appena in tempo per vedere quante macchine riusciamo a superare prima che io riesca a consumare la scritta raschiando coi denti l’ultimo biscotto. Aveva detto di non sporcare ma tanto  poi coi piedi spingo le briciole sotto al tappeto e figurati se se ne accorge. Maschero il tutto con un sorriso e tiro fuori il cuscino, perché ho fretta di arrivare. Il resto boh, so solo che prima di addormentarmi sono qui e al risveglio sarò in un altro posto. Altra strada, altre luci, altro freddo da annusare attraverso i finestrini.
Ma c’è una cosa che non capisco. Cosa succede mentre dormo? E come faccio a sapere quando decidere di svegliarmi? E se sbaglio tempo e mi sveglio e siamo troppo lontani? Ma soprattutto, se dorme anche la mamma arriviamo prima?
E’ curioso, questo tempo. Peccato che crescendo nessuno ci creda più. Oppure, forse, ci si potrebbe credere. Ma si è come persa, quella possibilità di farlo passare più in fretta col sonno.
Eppure per una volta ancora vorrei esserne capace. Addormentarmi. Il resto boh. Così magari mi sveglio e sei già qui.




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2 dicembre 2006

sommossa urbana

Eccola. Il prototipo di mille sfaccettature su uno specchio mobile
Mai uguale a se stessa neanche fosse una bugia
Punta lo sguardo nelle vetrine
Sfidandone il riflesso come un pensiero altrui
E con un sorriso oltre l’inclinazione possibile
Sospira e passa.


Fra mille combustioni ci sei ma non mi avrai.




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25 novembre 2006

ovviamente ho dimenticato il titolo che avevo pensato perciò boh

E allora afferro la mano la stringo forte cerco i tuoi occhi sorrido e inizio a girare vorticosamente intorno…intorno a cosa, non so. Così facendo giri pure tu e coi capelli tra le labbra e la vista confusa dico che se i cerchi sono perfetti quanto quello che stiamo percorrendo presto non ci sarà nulla di più incorruttibile di noi stessi. Ed è bello immaginare -immaginare soltanto però- il disordine di una caduta e siamo ridicoli penso in mezzo alla strada. So che fa freddo, così freddo e  non sentirlo ed ho l’idea di un film in bianco e nero, francese magari, ma lo vedo soltanto con la coda dell’occhio. C’è come una sigla che sa di FINE  e i sedili in questo cinema sono scomodi per stare rannicchiati. Ancora immagino i cappotti che attendono sui posti liberi e i fari di una macchina puntati sulle mie gambe. Ma un attimo prima dello schianto della tenda sullo schermo qualcuno urla via di lì e noi nemmeno sentiamo e continuiamo a girare, girare intorno…intorno a cosa, non so.
Ma fa finta che sia questa vita. E non cadere mai.


*come una poesia detta in fretta per non dimenticarla e il fiato in gola che sennò scappa




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20 novembre 2006

meglio farlo ora-meglio ora-meglio prima che mi passi

La gente è strana. E a pensare che per chi diverso da me pure io sono la gente, mi viene male. Perché alle volte proprio la odio. Alle volte sarebbe poi da leggere come SPESSO. Mica tutti. Ma spesso, lo ammetto. La gente cambia. E mica mi avverte prima di farlo. Lo fa e basta. Magari è avvenuto durante la notte, in silenzio. O magari per strada in mezzo ad altra gente. Magari un una panchina a parlare di che si farà a capodanno. Loro sono cambiate. Poi però io arrivo e credo sia tutto come sempre e mi accorgo che c’è qualcosa di diverso. Gli occhi non incrociano più i miei con la stessa espressione. Quando parlo non mi ascoltano bene quanto prima. E non rispondono più. Si tratta di uno sfogo, immagino. Eppure me lo continuo a ripetere, sono cambiate. Sono cambiate e non le sopporto.
Non sono una brava amica, lo ammetto. Ma perché ho la presunzione (mica sempre, eh) di sapere come funzionino le cose. E allora la fiducia la voglia il rispetto  L’AMORE li tengo per me.
Ok, mentirei se dicessi solo per me. Me e un’altra minuscola, persino trascurabile percentuale che si riduce in fondo a una, due persone. Scusate, a volte trascuro perfino voi. A volte non sono abbastanza.
Non sono una brava amica. Eppure sapevo di volere bene e mi sforzavo. Appoggio, comprensione, sorrisi, cazzate. Ne abbiamo fatte di cose insieme. Ma sono cambiate e non lo sopporto. Ma non dirò nulla. Non per pigrizia, non per cattiveria. Io sono stanca. Solo stanca.
Ovvio, non disprezzo il “cambiamento” in senso ampio. Corruzione e metamorfosi sono condizioni necessarie dell’essere umano. Anche io cambio. Cambio in meglio, in peggio. Se è in peggio magari me ne accorgo e cambio ancora. Oppure non me ne accorgo ma tanto cambio comunque. Se c’è qualcosa che non sopporto però è chi cambia e tradisce. Mi sento una bambina, eppure vorrei tanto dirlo. Non dovevate cambiare così.
Io non la voglio più la gente. Non la voglio più se cambia.

 
Voglio solo chi mi fa ridere dicendo sotto voce EEEEEMOOOO con una mano sulle labbra e gli occhi in su. Per te, Mik.
Voglio solo chi quando mi arrabbio perché non mi sopporto o non riesco a suonare quel pezzo o sono triste  viene vicino mi stringe e mi butta sul divano ed inizia a baciarmi piano i piedi e poi le gambe la pancia le braccia il collo la fossetta le labbra e gli occhi e tira i capelli e le orecchie e mi bacia ancora. Ti adoro, ‘mbaruffoli.

 

 
ps. Io il capodanno lo odio ancora. Odio tutto, in effetti. Però no.




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17 novembre 2006

necessità e contingenza-un ologramma argentato che garantisca

Questo tempo è come
scivolare in silenzio,
come il respiro di un cielo d’asfalto,
ansante e grave
tra sacrifici e disordine,
come la foto in bianco e nero della folla
stretta in un sabato eterno,
come il ponte alla foce-
e quando passo sopra a piedi 
tengo stretto ciò che ho in mano
per paura che cada.
Sarebbe più semplice metterlo nelle tasche, in borsa
o semplicemente tenerlo nella mano opposta alla ringhiera.
No.
Vedi, ogni cosa si risolve
in miliardi di possibilità-
ma quant’è la fatica nel cambiare?
La sicurezza ci rende schiavi.


Io l’ho capito, ti dico:
Il tempo è un’abitudine.




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11 novembre 2006

no, è che questo qui ha maledettamente ragione. ma natale?

SAGGIO SULL’ONESTA’ INTELLETTUALE
1.       Gli uomini hanno idee.
2.       Gli uomini esprimono idee.
3.       Gli uomini esprimono idee che non sono loro.
4.       Le idee, una volta espresse e dunque sottoposte alla pressione di un pubblico, diventano oggetti artificiali privi di  un reale rapporto con la loro origine. Gli uomini le affinano con tale ingegno da renderle micidiali. Col tempo scoprono di poterle usare come armi. Non ci pensano un attimo. E sparano.
5.       Gli uomini usano le idee come armi, e in questo gesto se ne allontanano per sempre.
6.       L’onestà intellettuale è un ossimoro. (CITY, Baricco)

 
Ecco. Ecco spiegato tutto quanto.
E le mie mosse non sono che il riflesso di un universo parallelo in cui ogni decisione dipende dal lancio di una monetina.
Testa o croce. Mi piacerebbe incontrare il professor Mondrian Kilroy per chiedergli che ne pensa.
O forse tutto sommato potrei solo promettergli una cosa.
UN’ALTRA VITA SAREMO ONESTI. SAREMO CAPACI DI TACERE.




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6 novembre 2006

kundera mi fa un baffo con la felicità. io ce l'ho in mano.

L’immagine mattutina di capigliature rotte dal tintinnare delle braccia che si apprestano a modificarle,
lo specchio bidimensionale incrostato di progetti di stile
che sfugge all’occhio di inutili battaglie contro la gravità a-prova-di-lacca
e un’ultima imprecazione a rotolare giù per lo scolo, tra perle finte mollette cerchietti e scarpe da sommossa.
Basta questo per capire che nulla in fondo va come vorremmo.
Ma col tempo si impara.
AND NOW WE LIVE IN EVERLASTING PEACE. WE HOPE THAT YOU CHOKE.
Perché so che per noi gli ostacoli sono trampolini.
 
(refrain)|Se Bosniak ci vedesse ora...(ma siamo soli, qui, e non ci importa. la strada sbagliata è la vostra)|

 




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26 ottobre 2006

dialogo monologo immaginifico-harvey racconta la favola della buona notte

-…eppure non mi stancherò mai di bruciare. Sai, noi stiamo bruciando. Ogni trasformazione nella nostra realtà provoca un consumo di energia. Entropia, egoismo, disordine e distruzione. Mi riferisco a questo. L’entropia è la misura del disordine del sistema. E, voglio confessartelo, non si conserva. Perché? Sistemi irreversibili, i sistemi reali sono irreversibili. Perciò, a mano a mano che l’entropia dell’universo aumenta, la quantità di lavoro che può essere compiuta diminuisce. Non possiamo fare nulla, qualsiasi cosa accada nell’universo lo rende sempre un po’ più disordinato. Spruzza del profumo. Apri una porta. Respira. I passaggi di calore proseguono, il lavoro possibile diminuisce. Diminuisce. Diminuisce ancora.
Ecco che si è esaurito. Tutti i corpi dell’universo avranno la stessa temperatura. Morte termica, secondo alcuni è possibile.
Eppure, voglio confessartelo, non mi stancherò mai di bruciare. Chiamalo egoismo, chiamala vita. Io quest’energia la voglio consumare. Queste infinite e casuali interazioni molecolari apparentemente insignificanti sono agitazione, pulsazione, vibrazione tesa all’infinito del mio personale sfogo. E, pur sapendolo, non faccio nulla per evitare che il disordine accada. Io voglio bruciare. Evadere ogni spazio. Essere io stesso disordine che crea altro disordine. Essere la fine.
No, non mi guardare così…chiudi gli occhi, dormi. È soltanto una favola.





In my glass coffin
I'm waiting...




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21 ottobre 2006

lo dico sottovoce, con le mani strette. tra una settimana, una settimana...

[e quest'angoscia lucida mi frantuma la voglia]

in fondo non c'è niente altro da aggiungere
se non






...






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15 ottobre 2006

i versi sono miei la frase sotto no ma se avessi potuto avrei scritto entrambe perciò aL versus misty

Ci sarà un giorno, un luogo, un orizzonte
probabilmente troppo stretto,
per anestetizzare i vostri umori
così fastidiosi nel ricalcare i margini delle solite cose,
per guardarvi e sorridere
del conforto che il disprezzo mi da.
Ma l’odio è inconsistente
per me che lo so fare soltanto sottovoce
o nella testa

e non ho più voglia di consumare il respiro
nella fatica di scappare dal vostro passo senza dimensioni.
Se la mia felicità è una, allora qualcuno l’ha già con sé.


“Sentirsi a posto. Chirurgicamente oltre la perfezione. Un esistere sensato. Pura finzione. Osservo il crimine dell’illusione creare teatrini urbani di marionette, appese a invisibili fili di speranze amara. Osservo. Implacabilmente osservo lo spettacolo della quotidianità bastarda che vuole sudditi umili e alienati”
DESTROY, ISABELLA SANTACROCE




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12 ottobre 2006

pensieri sparsi degni di associazioni mentali/axe 24-7 inc.

Vorrei poterli ricordare tutti, o anche qualcuno
ma no, non li trovo.
Sarà che macinavo parole per evitare di pensare a cosa dire –che ti combina, l’imbarazzo!
Sarà che, permettete, il 3 febbraio è un bel po’ di tempo fa
Sarà che ciò che è accaduto dopo ha piacevolmente subissato quello strano ricordo
Sarà che a quel tempo ancora non pensavo che ciò che è accaduto dopo sarebbe effettivamente accaduto
Sarà che…insomma, tutto qui. E molto altro ancora. Che ben sai.
Perciò mi propongo di inserirne di nuovi, e che il sempre ci riservi molto altro.
True Love waits, Radiohead- ed io piangendo capivo“e mi lasci sola qui”.
Spu(n)ti di stile- la tintura viola che mi aveva provocato pericolose allucinazioni latenti. E mi muovo tra sfiducia chimica e prossimo tentativo rossopippicalzelunghe sogno di quand’ero bambina.
Piccolo cinema onirico 01- di quando distrusse i manichini e tornando sui suoi passi li scoprì cadaveri.
Piccolo cinema onirico 02- la scena nella lavanderia ed io che ascoltavo estasiata la musica in sottofondo. Solo poi ho scoperto che si trattava del semplice centrifugare e cozzare dei vestiti l’uno contro l’altro in vibrazioni techno-industrial. Senza ammorbidente.
Trekking- la mia classe è all’ultimo piano, perciò entro fine anno sarò costretta a richiedere l’indennità di disoccupazione per l’intero mio apparato muscolare. Come? Ovviamente presentando in segreteria l’apposito modulo prestampato, controfirmato e rigorosamente  in formato A4 richiedibile il secondo giovedì del mese non dispari dalle 10.54 alle 10.55 presso la segreteria dell’istituto stesso.
Studio su divano- in un ipotetico comunismo tutti avremmo gli stessi vestiti perciò per me che sono esclusivista sarebbe meglio conservare qualche toppa e qualche bottone e si fotta la non-concorrenza. Anche se in questo caso manderei tutto all’aria.
Letture- Neruda, Acqua sessuale, da Residenza sulla terra II,

 
È un uragano di gelatina,
uno scroscio di sperma e di meduse.
Vedo levarsi un cupo arcobaleno.
Vedo le sue acque attraversare le ossa.




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3 ottobre 2006

ritrovamenti occasionali e felicità molecolare- già

sottotitolo: ri-genesi di una bottiglia, teneraggi spazio valicanti a wd? e ringraziamenti sentiti (per la copyright e l’indiretta partecipazione e tutto il resto) a Ce’ e Noce


La bottiglia d’acqua, sotto al letto,
l’avevamo dimenticata. Ora ce l’ho in mano:
produce sempre lo stesso suono a scuoterla
[combinazioniatomiche-bolle-PETazzurrochiaro-altrecombinazioni]
L’etichetta ancora al suo posto, col nome che ci aveva tanto fatto ridere
-ricordi?-
FONTE NOCE, cerca il residuo fisso” “ma di chi, il residuo fisso, Noce?” “Fonte Noce?” “no, Noce” “No-Cé” “Cè?”-
e il paesaggio nel riquadro, quello che ci chiedevamo se fosse reale
o  finestra di stupore plastico
per noi increduli bevi-fruitori.
Ha funzionato, in ogni caso.

 
Talmente bene che,
sono convinta, se la giro tra le mani ancora un po’
a forza di combinazioni
tu arrivi.

 




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26 settembre 2006

[di quel vento che entra nella testa]

In questo impero di noia
ogni uomo
è un minuto che passa
e non passa

.




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21 settembre 2006

postmodernismo drammatico dell'ora di inglese

Sottotitolo: le conseguenze dell’immaginazione urtante di aL in caso di compito di inglese

 
WRITING TASK- you have decided to enter a short story writing competition.
Your story must end with the following words: “ If you had listened to my advice, none of this would have happened”

 

Bartie Kipper lived in Spilsby with her parents. She was 8 and had long blond hair worn in pigtails. She was thin and small and she loved wearing pink or anything else of that colour. Of course, she loved eating gums, and her favourite were the pink ones. 
    
Her mother didn’t approve her passion for bubble-gums, especially because she spent the whole pocket money on them. Mrs Kipper’s most spoken sentence was: “If you go on eating gums, you’ll change into one of them!”, but Bartie didn’t pay attention to her, or maybe she simply believed it was not possible. 
    
One day Bartie was in the kitchen, standing next to the table and waiting for her mother preparing her packed lunch, as every morning before going to school. Suddenly, she realized she felt like eating a gum, so she put her hand in her pocket and drew out one. She unwrapped it and put it in her mouth.
    
As soon as she started chewing it, an explosion occurred. The whole kitchen –the walls, the window, the table and her packed lunch on it-, even Mrs Kipper…everything was covered by squashed bubble-gum. Everything was pink and had a sweetish smell…but no trace of Bartie had remained. Only her plaits, on the floor: she had blown up as one of her bubble-gums.
    
Probably, her mother would have had the nerve to say: “If you had listened to my advice, none of this would have happened”

 

 
[Che poi, se vogliamo essere precisi, il corrispettivo italiano di Bartie Kipper è Bertina Aringa Affumicata]
Oh, Bertina! Ti adoro!




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16 settembre 2006

ovvero di come questo titolo sia spropositatamente lungo e inutile non avendo alcuna attinenza col poST, perciò

EMBOT L'ARTISTA

Costruisce occhi per le bambole
nello scantinato di un palazzo
Sceglie la forma, le dimensioni
-ma il colore è sempre lo stesso
Li lucida uno per uno
e parla loro in modo che possano vedere.
Ogni venerdì qualcuno passa a ritirare
quattordici scatole riposte in un unico scatolone
e sa che vi troverà dentro quattordici paia di occhi
-è che Embot è scrupoloso, gli occhi rotolano,
si confondono. E una volta mischiati, gli hanno detto,
le bambole non li vogliono più.
Ogni venerdì Embot prepara la merce, sale,
deposita lo scatolone
e torna di sotto.
Sa fare solo quello
Eppure la conosce bene la vita

 
Sarà per questo, forse, che le bambole
hanno grandi occhi azzurri pieni di terrore




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12 settembre 2006

[quella posa, in un'improbabile traduzione d'immagini, avrebbe suonato più o meno così: QUESTA è LA VOSTRA INDIFFERENZA!]

È un cimitero di lamiere. Estremamente avveniristico, se vogliamo, nel pallido riflettere del sole. Dalla cima più alta non se ne distinguono i confini, soffocando ogni orizzonte in echi di visioni sempre uguali. C’è un silenzio strano, quasi sospetto, che evapora dalla terra tremante come il caldo sull’asfalto. Le luci della sera scolpiscono il profilo del disastro, addirittura commovente nella provvisorietà di equilibri, mentre un paio di occhi logori, leggermente iniettati di sangue, percorre lo spazio. Le labbra si chiudono in una smorfia di trionfo incosciente, rivolte alle gambe che si dirigono verso un cumulo più alto degli altri con la sicurezza di chi è padrone. L’attenzione si sposta nuovamente sulle labbra, assorte in tremula contemplazione della zona circostante. Silenzio, ancora.
Ma d’un tratto la bocca si spalanca nell’atto di urlare.
Silenzio, nonostante ciò. Poco dopo, soltanto uno schianto molle a contatto con le lamiere.
Il corpo è a terra stretto tra spigoli ed ombre, le mani intorno al collo nel tentativo di cavarne l’atteso lamento. Silenzio. Silenzio. Silenzio.
QUESTA è LA VOSTRA INDIFFERENZA!

 
Sono le 42:01, e come ogni giorno il tramonto non sorprende che cadaveri arrugginiti.








CON SDEGNO, già




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Il mio profilo

SE BOSNIAK CI VEDESSE, ORA (ma siamo soli, qui, e non ci importa. La strada sbagliata è la vostra)


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non c'è rivoluzione senza investimento libidinale
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compagna di viaggi!!!
al nostro meeting con batteria e nonne al seguito
la migliore S-cofinanziatrice di prodotti accattivanti (also known as 'ndrè)
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Vomita Verità in Vampe
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siamo una sorta di charlie's angels no-logo destinate a salvare jack e meg white (also known as pam)
non ci sono intenditori, ma per me rimane un intenditore
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